giovedì 27 ottobre 2011

KUNG FU - INTERVISTA A BRUCE LEE

INTERVISTA A BRUCE LEE



 
Per tracciare un profilo di Bruce Lee,l’eroe cinematografico del Kung Fu,è interessante riportare alcuni brani di un’intervista effettuata in California nell’agosto del 1965, negli studi televisivi della TC Fox.
“Il mio nome è Bruce Lee, sono nato a San Francisco il 27 novembre 1940 e ho iniziato a lavorare nel cinema di Hong Kong a 6 anni. Nel 1958 sono venuto in America a studiare Filosofia. Il mio nome cinese è Li Jun Fam, ma sin da piccolo ho avuto il soprannome di Piccolo Drago Li”.
Lei sostiene che il karate o il Judo non sono le migliori arti marziali orientali. Voglio perciò domandarle quale ritiene lo sia.
Personalmente, ritengo il Kun Fu (Bruce preferiva la pronuncia cantonese Gung Fu a quella della Cina del nord, Kung Fu) un’arte marziale molto fine ed efficace. Questo stile lo si può considerare come un precursore del Judo e del Karate, ma più perfetto di tali metodi, La natura del Gung Fu è di per se ricca  di fluidità e di continuo movimento: non t fermi dopo aver ultimato un’azione. Per far capire meglio il mio concetto posso dire che il Gung Fu è come l’acqua. Perché l’acqua è l’elemento più cedevole e delicato del mondo, ma può infilarsi ovunque. Possiamo prenderla a pugni, o sguazzarci senza farci male: se la versi in un bicchiere o in una tazza, si modella come il bicchiere o la tazza. Noi studenti del Gung Fu teniamo bene a mente questo principio: essere morbidi e liberi come l’acqua e reagire appropriatamente”.
  Che differenza esiste fra un pugno di Karate e uno di Gung Fu?
“Il primo è come un colpo di bastone. Invece, un colpo di Gung Fu è paragonabile a una frustata con una catena che abbia attaccata, all’altra estremità una palla di ferro”.
 Lei sostiene che il Judo fa un uso sovrabbondante di rituali, movimenti e prese, mentre la sua arte è più semplice e diretta. Un esempio?
“Il Gung Fu è diverso: se un uomo vi blocca dietro, esso vi insegna come liberarvi semplicemente pestando il suo piede col tallone. Naturalmente potete anche imparare tutte quelle belle tecniche di Judo che si leggono sui libri, e poi magari fare una bella figura mostrandole agli amici. Ma il combattimento reale è un’altra cosa. Il Gung Fu insegna come affrontare i problemi nel modo più diretto, semplice ed efficace”.
 Bene! Dopo quanto ci ha detto, saremmo curiosi di vedere qualche altro esempio.
“Di solito il Gung Fu lo si può praticare da soli. Esso trae origine in gran parte dal movimento degli animali: questa è la Gru! (imitando il maestoso planare di una gru al suolo seguito da una serie di movimenti di grande fascino)… E questa è la tigre… Il primo movimento imita l’incedere della tigre, e tu puoi usare le tue dita ad artiglio per attaccare il volto del nemico…”

BRUCE LEE - JEET KUNE DO

Per ragioni di sicurezza la vita, che non ha limiti, viane trasformata in qualcosa di morto, in un modello che ha dei limiti. Per capire il Jeet Kune Do, getta alle ortiche tutti gli schemi, tutti i modelli, tutti gli stili e lo stesso concetto di ciò che non è ideale nel jett Kune Do. Sai definire una situazione senza darle un nome? Definire dare un nome fa paura.




Vedere un situazione semplicemente come essa è, è difficile. Le nostre menti infatti sono molto complesse - mentre è facile insegnare una tecnica, insegnare un atteggiamento interiore è difficile.



Il Jeet Kune Do favorisce l'informalità(ciò che non ha una forma) per poter adottare tutte le forme, e non avendo un suo stile specifico può adottare tutti gli stili. Il JKD si serve di tutti i metodi e non è condizionato da nessuno di essi, si serve di tutte le tecniche (o mezzi) che sono utili al suo corpo. Affronta il JKD con l'idea di dominare la volontà. Non penare di vincere o perdere, dimentica l'orgoglio e la sofferenza. Se il tuo avversario ti scalfisce la pelle, maciullagli la carne e fratturagli le ossa; se ti spezza le ossa togligli la vita. Non pensare a salvarti, poni la tua vita ai suoi piedi. pensare all'esito del combattimento è un grosso errore; non pensare a come finirà, se con la vittoria o con la sconfitta. Lascia che la natura segua il suo corso e i tuoi strumenti colpiranno al momento giusto. Il JKD ci insegna a non guardare indietro. Una volta stabilita la rotta, non voltarti più. Per esso vita e morte sono la stessa cosa.



Il Jeet Kune Do rifugge dal superficiale, penetra nel complesso, va al cuore del problema e ne individua i fattori chiave.



Il Jeet Kune Do non gira attorno alle cose, non prende strade secondarie, va diritto allo scopo. La distanza più breve tra due punti è la semplicità. L'arte del JKD consiste nel semplificare. E' essere se stessi, è la realtà nella sua essenza; ed essenza significa libertà nel vero senso del termine; non lasciarti condizionare da vincoli, limitazioni, parzializazioni, complessità. Il JKD è illuminazione. E' uno stile di vita, significa possedere forza di volontà e controllo delle volontà, però deve essere illuminato dall'intuito. Mentre durante l'allenamento l'allievo deve essere attivo e più dinamico possibile, durante l'incontro esso dev'essere calmo e imperturbabile, deve sentirsi come se non si stesse svolgendo un evento drammatico. Deve comportarsi in modo normale, la sua espressione non deve cambiare, nulla deve rivelare che è impegnato in una lotta mortale. Gli strumenti, sue armi naturali, hanno il duplice scopo: 1) di distruggere l'avversario, annientamento di tutto ciò che ostacola la pace, la giustizia e l'umanità;2)di distruggere i tuoi impulsi dettati dall'istinto di autoconservazione, di distruggere tutto ciò che turba il tuo spirito; non di danneggiare l'avversario, ma di vincere la tua ansia, la tua collera a la tua follia. Il JKD si rivolge contro se stesso. Pugni e calci sono mezzi per uccidere l'ego. Rappresentano la forza dell'immediatezza intuitiva e istintiva, la quale - a differenza dell'intelletto e dell'io complesso - è monolitica e quindi perfetta. I pugni e i calci seguono la via diretta. Quando l'atleta ha il cuore puro e la mente libera i suoi strumenti partecipano in queste qualità e svolgono la loro funzione con la massima libertà. Gli strumenti sono i simboli dello spirito invisibile che governa la mente, il tronco e gli arti.



Vuota la tua coppa affinché possa essere riempita, per partecipare della totalità fa' il vuoto dentro di te.



La sostanziale assenza di una tecnica stereotipata rende liberi e totali. Sono ammessi tutti i movimenti e tutte le traiettorie (linee).



La non-interruzione come base è tipica delle funzioni umane. Fa parte della natura originaria dell'uomo. Quando funziona normalmente, il pensiero non si arresta; pensieri passati, presenti e futuri fluiscono ininterrottamente.



Assenza di pensiero, come dottrina, significa non lasciarsi coinvolgere nel processo ideativo, non lasciarsi influenzare dai fatti esterni, pensare e non pensare.



La sostanza del pensiero è la vera essenza, e il pensiero è la funzione della vera essenza. Pensare all'essenza, definirla col pensiero significa contaminarla, alterarla.Metti a fuoco la mente e mantienila vigile perché possa intuire immediatamente la verità, che è in ogni dove. Libera la mente da abitudini, processi ideativi restrittivi e dallo stesso pensiero ordinario.Gratta via tutta la sporcizia che il tuo essere ha accumulato e metti a nudo la realtà nella sua essenza o nella sua vera identità, il che corrisponde al concetto buddhista di vuoto.



L'arte del Jeet Kune Do consiste nel semplificare.

KUNG FU - BRUCE LEE BIOGRAFIA

 
 

Lee Juan Fan nacque a Chinatown (San Francisco) il 27 Novembre 1940 e secondo la tradizione cinese nell'anno del Drago e nell'ora del Drago(tra le 6 e le 8 di mattina). Il padre Lee Hoi Cheun era un attore molte famoso ad Hong Kong e in quel periodo era in tour negli U.S.A. Nel 1941 la famiglia Lee tornò nella casa natale di Kawlon in un villaggio di Hong Kong.



Nel 1953 all'età di 13 anni Bruce Lee iniziò a praticare il Kung-Fu con lo stile Wing-Chun, lui sembrava molto portato per quest'arte tanto che lasciò la sua carriera da ballerino. Da quel momento per il giovane Bruce iniziò una nuova vita, infatti lui era molto preso da quest'arte tanto che non saltava nessuna lezione esercitandosi in ogni posto, a casa, per strada e dovunque capitasse. Bruce nella sua vita non studiò soltanto Arti Marziali ma imparò dal suo maestro Yip Man diversi pensieri come il pensiero filosofico di Budda, Confucio, Lao Tzu, e dei fondatori del Taoismo.



Nel 1959 Bruce tornò a San Francisco dove studiò e cominciò ad insegnare il Kung-Fu. Il 17 Agosuto del 1964 sposò Linda Emery e nel Febbraio del 1965 nacque il suo primo figlio Brandon. In questo periodo vinse molto tornei e in molte esibizioni attirò l'attenzione di molti registi.



A Los Angeles Bruce Lee cominciò la sua cariera di attore recitando nella popolare serie televisiva 'The Green Hornet' con il ruolo di Kato.



Sempre nel 1969 nacque sua figlia Shannon. Bruce in quel periodo insegnava Kung-Fu anche a molto famosi attori. Cominciò la publicazione dei suoi primi libri sulla sua nuova arte il "Jeet Kune Do". Fino ad allora lui si era limitato a scrivere tutti i suoi pensieri sulle Arti Marziali andando ad elaborare questo nuovo tipo di stile.



Avendo una grande conoscenza era in grado di stabilire e di migliorare molte tecniche da lui apprese in precedenza. Bruce recitò in 25 film e serie televisive. Nel 1972 in uno dei suoi film migliori di Kung-Fu 'Return of the Dragon', Bruce recitò insieme a Chuck Norris, Danny Ionosante e Kareem Abdul-Jabbar. Il 20 Luglio 1973 morì a Hong Kong le cause sono ancora un grande punto interrogativo. Vent'anni dopo, la tragedia di una morte prematura, il 31 Marzo 1993 suo figlio Brandon, che aveva seguito le orme del padre, morì durante le riprese di una scena d'azione ne 'Il Corvo'. Aveva soltanto 29 anni.

lunedì 3 ottobre 2011

ARGOMENTI

DOJO KUN


Significato del termine


DO = via, strada da percorrere

JO = luogo

KUN = regola, dovere

Dopo l\’allenamento di Karate è tradizione nei dojo (non tutti quelli occidentali, purtroppo),
la recitazione del KUN o codice etico. Di cosa si tratta? Il " Dojo Kun" , letteralmente " regole del luogo dove si segue la Via", si può considerare come l´ essenza stessa del karate-do, la sua definizione. Questo codice ci indica l´ obiettivo nel lavoro di ricerca ed allenamento che stiamo compiendo. Un obiettivo che, a dire il vero, non conosciamo, non vediamo, ma verso il quale tendiamo e che deve indurci solo a riporre la nostra attenzione alla strada che si sta percorrendo, perchè il significato della vita, alla fine, è tutto qui: cercare di percorrere una giusta strada e percorrerla bene. E´ il fondamento che nel buddhismo viene chiamato “la giusta azione”. Questa è la moralità necessaria per dare senso ed equilibrio all\’allenamento fisico.
Se si ignora questo concetto si travisa l\’intera pratica del karate. Non solo le tecniche andranno affinate, ma lo spirito individuale per primo dovrà essere indirizzato ed educato. Seguendo “i dettami racchiusi in questi precetti, l’allievo potrà veramente progredire nella “via delle arti marziali”" (cit.)


Il Dojo kun viene solitamente recitato alla fine della lezione, dopo una breve meditazione (mokuso). La procedura prevede che l\’allievo di grado più alto reciti a voce ogni precetto che verrà a sua volta ripetuto dall’ intera classe. “I precetti sono sempre pronunciati con forza e mai sussurati con poca sincerità o credo. Così come i movimenti diventano automatici ed i riflessi condizionati, le semplici verità di queste citazioni penetrano la mente dei partecipanti”; queste parole sono tratte da “Moving Zen: Karate as a Way to Gentleness” di G.W. Nicol, e proprio il titolo di questo testo illumina su dove porti il cammino di chi pratica questa meravigliosa Arte Marziale!


Lingua Originale

Hitotsu, ware ware wa,

shinshin o renmashi,

kak-ko fubatsu no shingi o kiwameru koto. 
Hitotsu, ware ware wa,
bu no shinzui o kiwame,
ki ni hasshi, kan ni bin

naru koto.
Hitotsu, ware ware wa,
shitsujitsu goken o mot-te,

jiko no seishin o
kanyo suru koto.
Hitotsu, ware ware wa,
reisetsu o omonji,
chojo o keishi sobo no furumai
o tsutsushimu koto.
Hitotsu, ware ware wa,
shinbutsu o totobi,
kenjo no bitoku o wasurezaru koto.


Lingua Italiana

Educheremo il nostro cuore e il nostro corpo
per uno spirito forte e fermo.
Perseguiremo il vero significato delle Arti Marziali,
cosicché i nostri sensi potranno essere sempre pronti.
Con vero rigore noi cercheremo di coltivare
uno spirito di abnegazione.
Osserveremo i principi della cortesia,
rispetteremo i nostri superiori e
rifuggiremo dalla violenza.
Seguiremo la nostra religione,
e mai dimenticheremo l’unica virtù dell’umiltà.
Noi guarderemo in alto alla saggezza e alla forza
senza cercare altri desideri.
Per tutta la nostra vita attraverso il karate,
cercheremo di restare nello spirito del Kyokushin.

LE PAROLE DI GICHIN FUNAKOSHI

La mente è un tutt'uno con cielo e terra
Il ritmo circolatorio del corpo è simile al sole e alla luna
La legge include durezza e morbidezza
Agisci in armonia con tempo e mutamento
Le tecniche si portano quando esiste un'apertura
La distanza "MA" richiede avanzare arretrare, separare incontrare
Gli occhi non perdono neppure il più piccolo cambiamento
Le orecchie ascoltano in tutte le direzioni
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Amerei proseguire
la via del Karate
così come la vita,
nella grazia della
verità intrinseca
alla calma del
fruscio dei pini



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Come la superficie di uno specchio riflette le immagini di ciò che sta di fronte e la quiete di una valle riecheggia anche i più tenui suoni, così lo studente di Karate deve liberare la propria mente da ogni motivo di perturbazione emotiva, al fine di reagire nel modo più razionale alle agressività della vita
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Mentre è vero che un esperto di Karate può rompere una spessa asse di legno o diversi strati di tegole con un colpo della mano, io assicuro i lettori che tutti sono capaci di fare la stessa cosa dopo essersi sottoposti ad un sufficiente allenamento. Non c'è niente di straordinario nel riuscirci.
Né ciò ha assolutamente niente a che vedere con il vero spirito del Karate; è semplicemente una dimostrazione del tipo di forza che un uomo può acquistare con la pratica. Non c'è niente di misterioso in ciò. Spesso sento chiedermi da gente estranea al Karate se il grado di un esperto dipende dal numero di assi o tegole che egli sa rompere con un unico colpo della mano. Non c'è naturalmente, nessuna relazione tra le due cose. poichè il Karate è una delle arti marziali più raffinate, qualsiasi esperto che si vantasse di quante assi o tegole può rompere con le mani nude o che sostenesse di essere in grado di strappare la carne o le costole dal torace sarebbe uno che ha una concezione molto scarsa di ciò che sia veramente il Karate.

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Sull'isola immersa nel sole del sud
Caduta dal cielo è l'arte della mano nuda,
che mi preoccupa, perchè non deve spegnersi.
Chi vorrà farla sopravvivere e fiorire?
Davanti al cielo azzurro io assumo l'impegno.

I DIECI ELEMENTI DEL KATA

1) YIO NO KISIN

- LO STATO MENTALE

Lo stato mentale in cui il Karateka deve calarsi nel momento che affronta il KATA, è il classico stato di concentrazione simile a quello di un cacciatore in una foresta di animali feroci, la concentrazione mentale che l'individuo assume quando si sente attaccato.


2) INYO

- L'ATTIVO E IL PASSIVO

Ricordarsi sempre durante l'esecuzione del KATA l'attacco e la difesa.


3) CHIKARA NO KIOJAKU

- LA FORZA

Il modo di usare la forza e il grado di potenza da impiegare esattamente in ogni momento del KATA, in ogni posizione.


4) WAZA NO KANKYU

- LA VELOCITÀ

Il grado di velocità da usarsi in ogni tecnica del KATA, in ogni posizione.


5) TAINO SHIN SHOKU

- LA CONTRAZIONE

Il grado di contrazione ed espansione del corpo in ogni posizione e tecnica del KATA.


6) KOKYU

- LA RESPIRAZIONE

Si riferisce al controllo della respirazione sempre in perfetta sintonia con ogni movimento del KATA. La respirazione corretta è fondamentale nel Karate.


7) TYAKUGAN

- IL SIGNIFICATO

Il significato delle varie tecniche. Il Karateka per rendere realistico il Kata deve eseguire ogni tecnica come se stesse effettivamente combattendo, ricordare il Significato di ogni movimento e visualizzarlo mentalmente, questo è di grande beneficio all'economia del KATA.


8) KIAI

- UNIONE DI CORPO E MENTE

Attraverso il Kiai il Karateka esprime il suo spirito combattivo; il Kiai è parte del KATA e va eseguito nei punti prestabiliti.


9) KEITAI NO HOJI

- LA POSIZIONE

Si riferisce alla corretta posizione da tenersi in ogni azione del KATA. Eseguire delle posizioni sempre uguali e corrette ci permette di tornare esattamente alla linea di partenza (EN-BUSEN).


10) ZANSHIN

- LA GUARDIA

Restare nella guardia è lo stato mentale di allerta che si deve tenere a KATA terminato, prima di tornare nello stato mentale dello IOI (IOI NO KISIN ). Dopo aver ottenuto un perfetto Zanshin ci si rilassa e poi si effettua il saluto REI